Se sei una scrittrice di romanzi storici farai un salto nel passato e troverai ispirazione, idee e informazioni per i tuoi nuovi libri. Se, invece, sei una lettrice appassionata del genere potrai scegliere tra rencesioni, scambi di idee, novità e il meglio dell'Historical Romance. Benvenuta, dunque, e divertiti!

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Utente: LadyMairin
Nome: Historical Romance
Due scrittrici di historical romance, con la passione per il passato, l'avventura, l'arme e gli amori

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mercoledì, 02 luglio 2008
Lola Montez - L'avventuriera dagli occhi di smeraldo

LOLAEliza Rosanna Gilbert nasce in Irlanda nel 1818 nella contea di Sligo, ma ancora bambina si trasferisce a vivere in India, in seguito alle seconde nozze della madre.
Dotata di temperamento focoso e di una bellezza fuori dal comune, a 16 anni fugge con un tenente inglese e finisce per sposarlo.
Cinque anni dopo, ormai divorziata dal marito, Eliza comincia a calcare le scene dei palcoscenici londinesi come “Lola Montez, la ballerina spagnola”. Il successo è immediato.
Il suo fascino e l’originalità del numero di danza da lei creato, “la danza della tarantola”, conquistano il pubblico e il bel mondo dell’aristocrazia e viene subito inserita nei salotti più raffinati dell’epoca, come quello di Geroge Sand.
Nel 1840 si esibisce a Monaco e viene notata da Ludwig I di Baviera che ne fa la sua amante, elargendole cariche nobiliari e castelli. Ma i bavaresi insorgono contro la relazione, scandalizzati dagli eccessi e dall’influenza negativa di Lola. Così, Ludwig è costretto ad abdicare e Lola a fuggire negli States.
Nel nuovo mondo, Lola calca ancora le scene facendo scoppiare scandali su scandali con il numero della “ danza del ragno” dove solleva le gonne in altro, mostrando di non portare biancheria intima.
Cominciano a fioccare critiche negative e le famigli benpensanti boicottano i teatri; ma Lola non si spaventa.
Si trasferisce a vivere a New York, determinata a conquistare la critica ed il pubblico americano, quando viene colpita da un colpo apoplettico che le lascia una lieve zoppia.
Poco dopo, in seguito ad una passeggiata invernale, contrae la polmonite che la condurrà alla morte ad un mese dal suo quarantesimo compleanno.
E’ sepolta al Green Wood Cemetary di Brooklyn, New York.

Postato da: LadyMairin a 18:04 | link | commenti (2)

venerdì, 23 maggio 2008
La Contessa di Castiglione-La vulva d'oro del Risorgimento

 
contessa+di+castiglioneVirginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini (Firenze, 23 marzo 1837) nacque marchesa. Si dice però che il suo vero padre fosse tale Giuseppe Potianowski di Monte Rotondo, uno squattrinato discendente del re di Polonia.
Soprannominata “Nicchia”(per via del suo modo di rannicchiarsi), Virginia era bellissima e intelligente: alta, bionda, occhi verdi profondi e vellutati. Col tempo si sarebbe conquistata la fama di donna più bella d’Italia e d’Europa e sarebbe riuscita a far risaltare il suo fascino con abiti audaci, strani, a volte spettacolari, che non indossava mai più di una volta. Adorava i colori lilla, indaco, malva e violetto.
 
Per tutta la vita fu una grafomane posseduta dalla voglia di passare alla storia. Ci ha lasciato il Journal intime, un diario in cui annotò di tutto, in particolare i suoi incontri amorosi utilizzando una sorta di rozzo linguaggio cifrato. Così, ad esempio, ne aveva inventato uno per camuffare i dettagli più intimi: “e” stava per embrassements, baci e carezze; “b” per baci; “bx” per baci e carezze più intimi; “f” per rapporto completo.
Ne utilizzava uno anche per catalogare i suoi amanti: “FF” stava per fifty-fifty, ovvero 50% amore e 50% affari; “PR” significava pour revanche, per vendetta.
Fu un’abile spia.
 
Virginia dimostrò di essere molto disinvolta con gli uomini già durante l’adolescenza. Con le donne invece ebbe sempre un rapporto competitivo. Diceva infatti: “Le eguaglio per nascita, le supero per bellezza, le giudico per ingegno.”
Ciò che ha sempre colpito gli storici è come la contessa riuscisse a combinare un’indole passionale con un atteggiamento di lucida freddezza. Difficile dire se amò mai veramente qualcuno.
 
Non ancora diciassettenne sposò il conte Francesco Verasis di Castiglione Tinella e di Costigliole d’Asti, cugino di Camillo Benso di Cavour. Egli sapeva che lei non lo amava, ma era determinato a sposare la donna più bella d’Italia. Ne era profondamente innamorato e continuò ad amarla nonostante i ripetuti tradimenti di lei tanto che, prima di separarsi, si sarebbe rovinato per soddisfare i suoi capricci.
 
Dopo il matrimonio, Virginia si trasferì da La Spezia (la città in cui viveva) a Torino e fece il suo travolgente debutto alla corte di Vittorio Emanuele di Savoia, che ne rimase ipnotizzato.
E nemmeno lo stesso Cavour ne rimase indifferente ma, oltre alla bellezza, egli vide in lei una singolare vocazione all’intrigo.
Fu così che decise di ricorrere a lei per sedurre Napoleone III e avvicinarlo alla causa risorgimentale. Il Conte di Cavour sapeva benissimo, infatti, che senza l’aiuto della Francia, nessuna indipendenza dall’Austria sarebbe stata possibile. Né si sarebbe potuto eliminare lo Stato Pontificio che ancora occupava tutto il centro Italia.
 
Così si trasferì a Parigi col marito e il suo successo a corte fu immediato e spettacolare. La sua prima apparizione a Palazzo la vide seminuda come una dea dell’antichità.
Le dame, eccitatissime, dimenticarono l’etichetta e salirono su poltrone e divani per meglio poterla osservare. Gli uomini erano tutti letteralmente ipnotizzati.
E naturalmente, Napoleone III non resistette al suo fascino. Dopo mezz’ora d’amore nella camera azzurra del castello di Compiègne, la missione di Virginia era compiuta.
La Contessa di Castiglione fu impiegata come spia di Stato anche durante la Seconda guerra d’Indipendenza.
Dopo la separazione, il marito morì tragicamente schiacciato dalle ruote della carrozza reale. Virginia perse anche l’unico figlio, Giorgio, stroncato dal vaiolo.
Morì sola e psicologicamente instabile il 28 novembre 1899 a Parigi, dopo anni di vita ritirata.
 
Si dice abbia avuto 43 amanti tra i personaggi più influenti del suo tempo, riuscendo a gestirne anche mezza dozzina contemporaneamente senza che nessuno sapesse degli altri.
 
La Contessa di Castiglione rivoluzionò anche la moda intima femminile facendo notare, forse per prima, quale effetto avesse sugli uomini la raffinata fantasia delle sottovesti.
Per questo adottò leggeri indumenti intimi di raso o seta neri al posto delle precedenti, pesanti imbottiture e dei mutandoni legati alle caviglie.
Introdusse anche il vezzo delle lenzuola di seta colorate, che lei amava nere, verdi o violette.
 E rinverdì la moda delle giarrettiere, già scomparse da tempo: l’uso di ridotte culottes al posto delle lunghe braghe, imponeva anche la scelta di calze di seta da fermare con vezzosi nastri che via via si arricchirono di pizzi, piume, pietre preziose e scritte allusive.
 
Da Donne di piacere. Dalla schiava che salvò Roma alla contessa che fece l’Italia di Valeria Palombo, Sonzogno Editore

Postato da: LadyMairin a 11:03 | link | commenti (7)

lunedì, 19 maggio 2008
Lady Godiva - La prima stripteaser della storia

Jul10_godivaLady Godiva (o Godgifu) (990-1067) era una nobildonna anglosassone d'Inghilterra, moglie del conte Leofrico di Coventry. Da sempre contraria ai pesanti tributi che il marito soleva infliggere ai sudditi, si schierò dalla parte del popolo, ma nonostante le sue continue suppiche di abbassare le tasse, il conte continuare a infliggere tributi sempre più pesanti. Un giorno disse alla moglie che avrebbe esaudito la sua richiesta, solo se lei avesse osato cavalcare nuda per le strade del paese. Godiva prese il marito in parola. Così coperta solo del manto dei suoi lunghissimi capelli, e dopo che il conte ebbe dato ordine a tutto il popolo di rinchiudersi in casa, la nostra Lady cavalcò per tutta Coventry su un destriero bianco e completamente nuda. L'unico che disobbedì agli ordini fu un certo sarto di nome Tom, il quale fece un buco in una persiana della finestra per godersi lo spettacolo. Narra la leggenda che rimase talmente abbagliato da Godiva da rimanere per sempre cieco: di quì l'espressione inglese "Peeping Tom".

Postato da: LadyMairin a 17:56 | link | commenti (2)

domenica, 18 maggio 2008
Il signore dalla barba blu

Non è certo una donna leggendaria, ma uno degli uomini più sanguinari e crudeli che la storia ricordi, sopravvissuto sino ai giorni nostri attraverso la fiaba di Barbablù, proprio a lui ispirata.

Signore e signori ecco a voi: Gilles de Rais.

giles

Gilles de Montmorency-Laval barone di Rais (1404-1440) fu un eroe di guerra, compagno d’arme di Giovanna d’Arco, maresciallo di Francia a soli 25 anni, ma fu anche un mostro sanguinario, un sadico condannato all’impiccagione per stupro e sevizie di bambini, passato dalla storia alla leggenda come Barbablù.
Si calcola che, all’epoca, sparirono nelle sue terre circa duecento bambini, i quali dopo essere stati oggetto di sevizie e aver soddisfatto il sadismo del signore, venivano bruciati.
Gilles de Rais viene ricordato, insieme alla contessa Erzbet Bathory, come una delle figure più sanguinarie che la storia ricordi.

Postato da: LadyMairin a 10:20 | link | commenti

venerdì, 16 maggio 2008
Donne leggendarie e scandalose

Che ne pensate di questa nuova iniziativa sulle donne che hanno fatto la storia? Di chi vi piacerebbe parlare? Avete qualche personaggio femminile interessante o poco conosciuto da proporre?

 

Postato da: LadyMairin a 21:40 | link | commenti (6)

Bess di Hardwick - Una donna appassionata

280px-Hardwicke,Bess(CShrewsbury)01Bess di Hardwick (1527-1608) nacque in uno dei più turbolenti e violenti periodi della storia d’Inghilterra, quinta di sei figlie, da un decaduto nobiluomo del Derbyshire che morì prima che la bimba compisse il suo primo anno di età.
Sposata per la prima volta all’età di 16 anni, sopravvisse a quattro monarchie, ad altri tre mariti, fondò dinastie ancora oggi influenti e morì come una delle donne più potenti della storia inglese.
Visse in un era di forti contrasti, di sangue e guerre, un’epoca in cui la peste decimava intere famiglie, un’epoca difficile e ardua per una donna ambiziosa e di carattere. Eppure, nonostante tutto, Bess partorì otto figli, costruì un impero e tenute imponenti e lussuose come Chatsworth e Hardwick.
Sopravvisse alle congiure, a un tentativo di avvelenamento da parte di un suo fratellastro, alla morte del terzo marito, per sposare in quarte nozze il Conte Marshall (Earl of England.)
Divenne una delle carceriere della Regina Maria di Scozia e riuscì a maritare i propri figli con la migliore aristocrazia del Regno, abilità sconcertante in un’era in cui era considerato un oltraggio senza pari combinare matrimoni senza il benestare della regina.
A Bess di Hardwick si è ispirata Virgina Henley per la protagonista femminile di “Appassionata”, uno dei suoi romance di maggior successo.

Postato da: LadyMairin a 21:30 | link | commenti

giovedì, 15 maggio 2008
Caterina Sforza - La Leonessa di Romagna

Caterina_SforzaNata a Milano nel 1463, Caterina crebbe alla corte ducale. Educata dalla nonna Bona Visconti all’amore per l’arte e la cultura, sbocciò come una delle fanciulle più ammirate e contese dell’epoca.
Bella, istruita, fiera e combattiva, nel 1472 andò in sposa a Girolamo Riario, divenendo, alla morte del marito, la signora di Forlì che resse con forza e spregiudicatezza per il figlio Ottaviano, ancora piccolo.
Si risposò in gran segreto con Iacopo Feo, castellano di Rivaldino, divenendo una figura strategica e predominante nel panorama politico dell’Italia di allora. Ma quando suo marito fu ucciso crudelmente dai faenzani che minacciavano di massacrare anche i suoi figli presi in ostaggio, Caterina mostrò di quale pasta fosse fatta . Affacciata sui bastioni del suo castello, difese strenuamente il feudo, alzando la gonna ai nemici e portando una mano alla vulva: «Uccideteli pure, se volete.» Gridò con una spavalderia che lasciò i faenzani a bocca aperta. «Ho qui lo strumento per farne degli altri!»
Questa era Caterina Sforza: audace, violenta, sfrontata come, forse, nessuna donna della sua epoca.
E nella sua vita affrontò mille sfide, non ultima quella con Cesare Borgia, il Valentino, che si impadronì di Forlì, e che i cronisti dell’epoca narrano si rinchiuse per quindici giorni con lei nella stanza da letto per “domare la leonessa”. Nessuno sa cosa accadde tra i due, ma quando Caterina venne portata a Roma come prigioniera cavalcò a fianco del vincitore vestita come una regina.
Caterina morì a Firenze il 28 maggio 1509.
Questa è una ballata del XVI secolo, che la ricorda così:
 
Ascolta questa sconsolata
Catherina da Forlivo
Ch'io ho gran guerra nel confino
Senza aiuto abbandonata
Io non veggo alcun signore
Che a cavallo monti armato
E poi mostri il suo vigore
Per difendere il mio stato
Tutto il mondo è spaventato
Quando senton criar Franza
E d'Italia la possanza
Par che sia profundata
'Scolta questa sconsolata
Catherina da Forl
ivo...

Postato da: LadyMairin a 12:52 | link | commenti (5)

mercoledì, 23 aprile 2008
E' in arrivo il nuovo libro di Arianna Giorgi!

SweetIsTheSin 
Tra qualche giorno uscirà sul mercato USA "Sweet is the sin", il nuovo, emozionante romanzo di Arianna Giorgi, presto disponibile anche nella versione italiana.
Compra il libro su www.resplendencepublishing.com
Scrivi ad Arianna su: info@ariannagiorgi.com
 
 

Postato da: LadyMairin a 20:51 | link | commenti (4)

lunedì, 25 febbraio 2008
La cintura di castità

La cintura di castità era, nel Medioevo, sinonimo di amore e fedeltà: quando i crociati partivano per le loro scorribande in Terra Santa, lasciavano mogli e compagne “sotto chiave”, e queste accettavano di buon grado la situazione poiché era un gesto di profonda devozione all’amore del proprio uomo.
Molte donne però riuscivano a procurarsi una copia della chiave, non solo per cedere ai piaceri della carne, ma anche per evitare fastidiose e a volte mortali infezioni.
Il fiorentino Francesco da Carrara regalò la cintura di castità alla moglie infedele (da un documento del 1405): oggi quella cintura è conservata al Palazzo dei Dogi a Venezia.
Lo scrittore medievale Goffredo di Vendôme addirittura scrisse una vera e propria invettiva contro le donne: “Maledetto sia questo sesso in cui non vi è né timore, né bontà, né amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amato di quando è odiato”.
E questo la dice lunga sulla concezione medievale della donna: gli uomini di chiesa erano i primi a definire le donne come streghe ed esseri posseduti dal demonio pericolosi per natura perché predisposti al concepimento, e quindi interdetti dalla santità dei luoghi benedetti.
Eleonora d'Aquitania, che fu moglie di Re Luigi VII di Francia, era l’esempio evidente della pericolosità della donna: donna intelligente e di forte carattere, dedita alla lussuria e ai piaceri del sesso più d’ogni altra donna, divenne emblema della lussuria e l’incarnazione del demonio.
 
Fonte: www.medioevo.com

Postato da: LadyMairin a 13:09 | link | commenti (3)

Sesso e volentieri

Nel Medioevo le “stufe” riprendevano la tradizione delle terme romane ed erano, in modo specifico, una sorta di saune in cui si svolgevano storie di sesso, prostituzione e adulterio in cui, però, era assolutamente vietato il contatto con persone dello stesso sesso, pena il rogo pubblico. La Chiesa, infatti, considerava l’omosessualità un “orrendo crimine” e condannava chiunque si macchiasse di tale misfatto ad essere bruciato in pubblica piazza su pire di legno e finocchio per addolcire l’odore acre della carne bruciata.
Le stufe erano anche un ottimo modo per praticare l’adulterio e tradire la consorte, ma a volte anche il consorte: spesso erano le donne che, pur non praticando l’antico mestiere, andavano in cerca di un piacere lascivo e momentaneo.
C’erano anche facoltosi uomini di potere che si facevano riservare un "bagno a due piazze” in modo da poter stare tranquilli a tradire la moglie nell’oscurità di un anfratto confortevole e al riparo di occhi indiscreti.
A volte il tutto era accompagnato da un trionfo di prelibatezze culinarie.
In alcune “stufe”, soprattutto in Francia, delle vere e proprie cellette erano adibite a camere da letto in cui, spesso, le donne di mestiere abitavano.
Questa dissolutezza di costumi costrinse i gestori delle “stufe” a chiuderle oppure convertirle definitivamente a saune, sane e sicure, in cui non si poteva far altro che un banale bagno salutare. 
 

Postato da: LadyMairin a 12:51 | link | commenti